Ogni regno diviso in se stesso va in rovina 


Ho in mente, “L’urlo” di Munch, un dipinto che evoca il grido lanciato sul mondo dal dolore di qualcuno nell’indifferenza totale di chi passa. Un grido muto, rimasto in gola, ingoiato dal silenzio.

Agisce sempre così il demonio, impedendo la comunicazione, il dialogo, la relazione vera, intima, profonda. Separa in un silenzio agghiacciante. Isola in una mancanza di ascolto offerto agli altri, chiesto per sé. Rende soli e solitari. E in quel deserto la fa da padrone. Dilaniando.

Chi invece li osserverà e li insegnerà

Legge. Comandamenti. Precetti. 
Chiamali come vuoi ma ti senti sempre un po’ stordito e un po’ infastidito di fronte a ciò che, in epoca di autoreferenzialità anche morale, pretende di dettarti una strada. 
Eppure, mai come oggi si sente il bisogno d’un “corrimano” a cui aggrapparci per salire la scala del vivere e farlo con agilità e sicurezza. Sarà un caso che di questi tempi siano tornati così di moda tanto che anche Benigni sente il bisogno di riportarceli in casa con la leggerezza e la profondità che lo caratterizzano?

Non dovevi anche tu aver pietà

“Ma quante volte dovrò perdonare?”. Dammi un limite, Dio, oltre il quale si possa dire che la misura è colma! Perché un limite c’è, ci deve essere! O no?

La verità è che, se mi ascolto, se mi guardo dentro, m’accorgo che per me chiedo un perdono illimitato…incondizionato…continuo.
Ne ho bisogno per tornare a vivere e a sperare tutte le volte che mi ritrovo impantanata nelle miserie di sempre.

E non mi stupisce che a fare la domanda sia proprio Pietro, lui così impulsivo e passionale e…  “vero”! Lui sa che cosa vuol dire sbagliarle tutte… anche con le migliori intenzioni del mondo!

Solo chi non ha mai fatto i conti con la miseria di sé può fingere di non saperlo.

Tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno


Me li vedo proprio questi “sdegnati” ascoltatori che nella sinagoga di Nazareth si alzano a contestare Gesù! Non sono poi così diversi da quelli che in questi mesi si sono alzati a gridare il loro legittimo sdegno per i fatti di mafia successi a Roma, o a quelli che in ogni luogo della terra si sdegnano per gli orrendi crimini seminati un po’ ovunque in nome di Dio.

Egli parlava del tempio del suo corpo

Il vangelo fa vedere Gesù che purifica il Tempio divenuto luogo di mercato invece che di preghiera. Ai giudei che gli chiedono spiegazioni dice: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere» e l’evangelista commenta: «Parlava del tempio del suo corpo».

Notiamo, anzitutto, che il corpo non è oggetto separato dall’Io della persona; è tutt’uno con essa, la sua espressione visibile; con il corpo comunichiamo. Dire che il corpo risorto di Gesù è il nuovo tempio, significa che l’umanità di Gesù Risorto è il ‘luogo’ della presenza e della comunicazione con Dio. Gesù Risorto supera i limiti dello spazio e del tempo, è ovunque; con l’atto di fede ci uniamo a Lui; con Lui incontriamo Dio.

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