Perché faceva tali cose di sabato

Gesù è cresciuto e si è nutrito delle parole scritte nella Legge. Le ha ascoltate quotidianamente, le ha custodite e meditate. Le ha così meditate e interiorizzate che non sono rimaste qualcosa di esteriore da applicare formalmente alla lettera, ma ne ha colto l’essenza, il cuore e il centro. Sono state parole che hanno formato e nutrito la coscienza di Gesù. 

“Per questo i giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato”. Gesù non trasgredisce la legge, ma la porta a compimento. Mette al centro la persona, il suo bisogno e il suo cammino anche se in quel momento non viene compreso e capito. 

La legge nel terzo comandamento dice: Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Dice il valore del tempo del riposo fisico, mentale e spirituale e del tempo dedicato a celebrare la vita, il lavoro e la quotidianità. 

Grazie a questo riposo e consapevolezza del valore della vita umana Gesù arriva a dirci e a ricordarci: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato”

 

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Signore, scendi prima che il mio bambino muoia

Si diventa le parole che si pronunciano

Un testo di Rosemberg dal titolo Parlare pace dice: “Quello che dici può cambiare il tuo mondo”. Il nostro linguaggio esprime ciò che siamo e le nostre parole condizionano la nostra vita interiore. 

Tra Gesù e il funzionario del re, non ci sono tante parole, è una comunicazione essenziale e sobria ma che sa esprimere una profonda fiducia e consapevolezza: “Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”

Non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo

Il vangelo odierno ci consegna il messaggio centrale della fede cristiana: Dio Padre ha amato il mondo di un amore così immenso da inviare il suo Figlio nel mondo non per condannarlo, ma per salvarlo. Il mondo si è estraniato da Dio, l’ha abbandonato ed anche offeso. Ed ecco che Dio, che poteva fargliela pagare cara e lasciare l’umanità andare alla rovina, si fa invece solidale con noi fino a prendere su di sé il castigo che ci meritiamo e donarci la vita eterna.

L’intima presunzione di essere giusti 


Ci sono persone che assomigliano a Larry, il protagonista del film “A Serious Man”. Brave persone, buone e oneste, ma di continuo provate sul piano degli affetti, del lavoro e della salute. Sembra che a loro la vita mostri sempre e solo il suo volto più spietato e sadico. Senza spiegazione. In gergo giovanile sono veri e propri “sfigati”.

Con loro non farei a cambio: non ci riuscirei. Mi sentirei ingarbugliato in vincoli soffocanti da cui evadere. È forse per questo motivo che in alcuni di loro, quelli che non si abbandonano alla disperazione ed al rancore, riconosco qualcosa di raro e virtuoso.

Con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza

 
“Mi sento in ritardo sulla vita”

Parole di un’amica che arrivata a 43 anni si trova sola, senza la famiglia che ha tanto desiderato. 

Avrei voluto stringerla, sciogliere per un attimo il carico di dolore che le sentivo pesare sul cuore. E, dico la verità, un po’ mi sono incavolata con Dio.  

A volte la vita sembra un viaggio impossibile, perché l’amore è proprio quello che ti manca.

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