Che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?

Gesù ha ormai chiaro il destino che l’attende: arresto e condanna alla crocifissione.

È interiormente turbato nella sua anima e vorrebbe chiedere al Padre: “Salvami da quest’ora”.

Nel Getsemani ha chiesto al Padre che gli fosse risparmiato il calice amaro della sofferenza.

Il turbamento interiore di Gesù ce lo fa sentire così umano e partecipe dei nostri sentimenti, delle nostre paure.

Vi siete lasciati ingannare anche voi?

La vita insegna che chi detiene il potere – civile o religioso che sia – nutre facilmente deliri di onnipotenza e pensa di avere indiscutibilmente ragione. Perciò diventa paladino della verità che pretende di difendere anche con le armi.

La verità d’altra parte è il pane di cui tutti abbiamo quotidianamente bisogno per poter vivere: la menzogna ci porta nel baratro perché dipinge scenari inesistenti. Se un cartello stradale falso mi dice che sono in un senso unico mentre viaggio in una strada a doppio senso di circolazione, lo scontro mortale è inevitabile. È ovvio! Abbiamo dunque bisogno di nutrirci di verità.

Non sono venuto da me stesso

Viene in mente l’immagine di un albero: i rami nuovi crescono su quelli più vecchi che a loro volta trovano linfa da quelli che nel tempo sono spuntati prima, e tutta l'intera pianta vive anche di quelle radici che scompaiono alla nostra vista e che nella terra profonda un giorno fecero promessa alla natura.

Poiché era uomo giusto

Mio papà era un uomo giusto. Con i suoi limiti, con alcuni difetti che non sopportavo, ma giusto. Non si chiamava Giuseppe (“Dio aggiunga”, in ebraico). Anzi, fin dall'inizio della sua esistenza, la vita gli aveva tolto la possibilità di camminare normalmente a causa della poliomielite; e la stessa vita, negli ultimi mesi, si era portata via il suo piede sinistro a causa del diabete, costringendolo nella sedia a rotelle.

Non è giusto! È ingiusta la vita! Quante volte lo abbiamo sentito dire o lo abbiamo pronunciato noi stessi, fino ad arrivare a gridare: Dio, non sei giusto!

Gli ha dato il potere di giudicare

Ciascuno di noi nella propria giornata si nutre di cibo, di gesti, del calore, dell’aria, dell’acqua e delle parole. Cerchiamo e desideriamo belle parole di conferma, di approvazione, gratitudine e riconoscimento e temiamo parole di giudizio, offensive e che sminuiscono o banalizzano.  

Ogni giorno cerchiamo di educarci ed educare a pronunciare parole semplici quali: “per favore, grazie, scusa”. 

Non ci è difficile criticare, dire parole cattive, offendere, ma quanta fatica facciamo a esprimere parole di gratitudine, cogliere il bene, esprimere sentimenti e bisogni.  

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