Non le sarà dato alcun segno

Ricordo di aver letto di quel tremendo incidente del 2012 dal quale una capotreno bresciana uscì miracolosamente viva, anche se con conseguenze pesanti, e i 18 pendolari sul convoglio contusi ma salvi.
Lungo le rotaie della linea Brescia-Iseo-Edolo si era bloccato un camion, intrappolato tra le due sbarre di un passaggio a livello. Il treno lo centrò in pieno. Il camionista aveva dichiarato ai poliziotti di non aver visto le luci lampeggiati: «Sono stato tremendamente sbadato e in un attimo mi sono trovato lì, con la sbarra orizzontale». 

Chissà perché a volte i segnali evidenti non riusciamo a coglierli: gli occhi li vedono, ma il cervello non li ritiene significativi. E allora cerchiamo un segnale diverso, anche se quello essenziale era già sotto i nostri occhi. Cerchiamo lo straordinario, il magico, il miracolo, la rivelazione privata. E ci attacchiamo con forza. 

Secondo uno studio dell’Università di Toronto, pubblicato su Nature, quando una realtà non omogenea è immersa in mezzo a tanti stimoli normali il cervello usa le categorie già sperimentate per interpretarla, e così il segno si perde

Fosse anche l’impronta della presenza di Dio nella nostra vita.

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L'autore, Felice Tagliaferri, spiega l'origine dell'opera (clicca qui) >>

 

 

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